Circolo Numismatico Triestino
Tratto dall'Annuario del circolo numismatico triestino del 2005"

LE MEDAGLIE DEL CANAL GRANDE

Tra il 1901 e il 1912 imponenti lavori erano in corso lungo la sponda del mare, allo scopo di allargarla mediante vasti interramenti e offrire maggiori possibilità d’attracco ai piroscafi con la costruzione di nuovi moli Franco Meriggi

Tre erano i canali che penetravano nelle saline che si estendevano dall’attuale piazza della Borsa alla via Valdirivo. Avevano la funzione d’irrigatori e collettori delle acque defluenti ed erano accessibili a piccole imbarcazioni.
Uno, il Canal piccolo o Canale del vino, entrava dall’attuale Piazza Tommaseo, e penetrava, attraverso la Piazza della Borsa e la “portizza” fino in Piazza vecchia; l’altro, il mediano (quello che divenne poi il Canal Grande) funzionava nell’ultimo tratto anche quale letto di due torrenti: quello di S. Pelagio che scende da S. Giovanni per le attuali vie Giulia e Battisti, e quello delle Settefontane che scorre lungo l’attuale via Carducci che si riunivano nei pressi dei Volti di Chiozza in unico alveo defluente al mare; il terzo s’inoltrava nei pressi dell’attuale via Geppa fin entro l’attuale via Ghega. Nel corso del 1800 vennero tutti coperti.

Quando, nel 1754, Maria Teresa volle creare il Canal Grande come darsena in cui le navi potessero trovare asilo durante le bufere e quando soffiava la bora ed effettuare le operazioni di carico e scarico su sponde ben costruite, si pensò di servirsi, ampliandolo, del canale mediano, facendo anzitutto deviare ai Volti di Chiozza il letto del torrente, tracciandogli un nuovo e ben regolato alveo lungo l’attuale via Carducci e facendolo sfociare entro il terzo canale.

Il capitano militare ing. Francesco Saverio de Bonomo, patrizio triestino, capo della Cesarea Regia Commissione delle Fabbriche, affidò la realizzazione dell’opera all’ingegnere idraulico veneziano Matteo Pirona. Il letto del canale collettore fu scavato mediante una speciale macchina e allargato e col materiale dello sterro s’imbonirono le saline al di qua del Canale, creando l’area dell’attuale Piazza Ponterosso. Nel 1756 il Canale era compiuto e l’anno successivo fu costruito il primo ponte.

Nel Canale entravano grossi bastimenti a vela ed i loro bompressi spesso si protendevano al disopra del parapetto fino alla metà dello spiazzo dinanzi la chiesa di S. Antonio. Scomparsi i grossi bastimenti a vela, continuarono ad ormeggiarsi nel Canale i trabaccoli di varie regioni italiane carichi di aglio, di cipolle, ma specialmente d’estate, di angurie, prodotti che venivano venduti o da bordo o su bancarelle improvvisate lungo il Canale, ciò che dava allo stesso un colore di vivacità e gaiezza.

Tra il 1901 e il 1912 imponenti lavori erano in corso lungo la sponda del mare, allo scopo di allargarla mediante vasti interramenti e offrire maggiori possibilità d’attracco ai piroscafi con la costruzione di nuovi moli. Perciò allora il Canal Grande, che finiva all'altezza del ponte verde, venne prolungato e all'imboccatura si costruì un nuovo ponte, per servire principalmente alla linea ferroviaria, che fino allora correva sul ponte verde. Il nuovo ponte, costruito dalla fabbrica macchine di Andritz (Graz), apribile per mezzo di un meccanismo azionato dalla forza elettrica, venne inaugurato nel 1909.

Lo specchio d'acqua tra il ponte verde e la radice del molo del Sale e la sponda davanti la vecchia pescheria erano sempre ingombri di “paranze”, “bragozzi”, “guzzi”, “topi” e “batèle” di pescatori chioggiotti, isolani, di Barcola e di Santa Croce, i quali, dopo le fatiche notturne, venivano a vendere in pescheria il prodotto della pesca direttamente al consumatore.

Nella casa a destra nella cartolina si trovavano il Caffé alla vecchia pescheria, poi Ferrari, la trattoria al ponte verde e la Società di navigazione a vapore Topic & C. con linee per la Dalmazia e l’Istria. Sulla sponda fu piazzato il masso di pietra dura con il segno di “media marea” graduato in piedi e pollici parigini; ora si trova cm. 55 sotto il livello medio del mare: ciò è dovuto in parteall’innalzamento del mare, in parte al bradisismo, e anche allo sprofondamento dei manufatti eretti nella zona fangosa delle saline.
Negli anni venti del secolo appena trascorso al posto di questa casa venne eretto il primo grattacielo di Trieste.

Il neoclassico Palazzo Carciotti fu costruito negli anni 1800-1805 da Matteo Pertsch e popolato di statue da Antonio Bosa, l'allievo prediletto del Canova. Carciotti giunse giovanissimo a Trieste dalla Morea, nel 1770; commerciante, si arricchì in meno di 30 anni, al punto che oltre al palazzo, era proprietario sul canale di altre 3 case. Oltre a trattare merci con l’oriente, istituì una serie di locali da Trieste alla Cornovaglia ove i marinai levantini potevano mangiare cibo cotto al modo cui erano abituati a casa loro. Morì senza figli; il palazzo passò in proprietà al Comune nel 1932. Questo fu il primo edificio cittadino ad essere attorniato da una pavimentazione in pietra al posto della solita terra battuta.
La medaglia dal diametro di mm 60 che vediamo raffigurata fu coniata nell’anno 1971 dal Circolo Numismatico Triestino; l’incisore è Emilio Monti e venne coniata dalla ditta Johnson di Milano per Giulio Bernardi editore di Trieste.

Di fronte al suddetto Palazzo si trova casa Gopcevich costruita nel 1858 da Giovanni Berlam con statue del Capolino; all'angolo della via Trento c’è la casa Reyer, poi Reinelt, anteriore al 1788. Le due case successive sono abbellite da tre pannelli in bassorilievo e quella al n. 10 ha il soffitto dell’atrio affrescato con un'allegoria esaltante la guerra dell'indipendenza ellenica.

Piazza Ponterosso si doveva chiamare in origine delle Due Fontane, ma poi se ne fece una sola. Quando venne costruito il borgo Giuseppino doveva prendere il nome di Giuseppe in onore del figlio di Maria Teresa, infine divenne del Ponterosso, non per la tinta del ponte ma per il colore della casa a sinistra, una delle 22 8 case fatte costruire da Ambrogio Strohlendorf dal 1760 tra le attuali vie Mazzini, Genova, Cassa di Risparmio e Roma sede del Caffé alla casa Rossa.
Nello stesso edificio c’era anche il negozio di Giovanni Holfeld, fabbricante di cristalli di Boemia ed ai piani superiori le scuole di lingua italiana di Francesco Francesi e “di lavori domestici fini e nel disegno” di Antonietta Spolverini.

Nel 1730 cominciò a formarsi a Trieste la colonia di mercanti greci che aumentarono ben presto di numero ed importanza nel commercio al punto che nel 1751 l’imperatrice Maria Teresa accordò loro libertà di culto. Gli ortodossi iniziarono nel 1753 la costruzione della chiesa dedicata a S. Spiridione e per parecchi anni fu frequentata sia dai fedeli di lingua greca che da quelli che parlavano il serbo.
Era molto diversa da quella che vediamo nella medaglia: aveva due campanili, uno dei quali cadde dopo mezzo secolo. Venne demolita nel 1861, sostituita dall'attuale progettata dal milanese Carlo Maciacchini che è riservata esclusivamente ai serbo-ortodossi: si presenta agile e movimentata, ricca di cupole, di marmi di Santa Croce di Verona e di Brioni e di mosaici. Compiuta nell'anno 1869, questa chiesa è un autentico gioiello dell'edilizia sacra triestina.

Da notare, nella fotografia, il Canale non ancora interrato nella sua parte finale e la vecchia casa dove venne fondato il Caffé alla Stella Polare, sostituita al principio del ‘900 dall’attuale un piano più alta.

Nel centenario della sua costruzione i fedeli i fecero coniare dalla ditta Johnson di Milano la medaglia dal diametro di mm 27 raffigurante la chiesa ed il santo cui è dedicata circondati da scritte in caratteri cirillici; il nome dell’incisore non è noto però, a sinistra del santo, si trovano le lettere LB:




Nella seconda metà del ‘700 gli abitanti del borgo teresiano erano aumentati di numero al punto tale che il Municipio, in accordo con le autorità religiose, decise di erigere un luogo di culto nel Borgo nuovo; nel 1767 fu consacrata la chiesa dedicata a sant’Antonio Taumaturgo.
Era a pianta esagonale ed inadeguata ad ospitare gli abitanti che stavano popolando il rione. Dopo poco più di quarant’anni si decise di costruirne una nuova affidando il progetto al più importante architetto che operava in città a quell’epoca: Pietro Nobile. Questi fece un progetto che, come vediamo nella medaglia, non venne attuato interamente: manca il bassorilievo nel timpano e le due statue fra le colonne esterne, oltre ad altri notevoli particolari artistici nell’interno. Il vecchio edificio fu abbattuto nel 1828 e subito iniziarono i lavori per la costruzione dell’attuale; si prolungarono per 21 anni. Durante questo periodo di tempo le funzioni sacre si svolgevano in una costruzione di legno situata nella piazza oggi nota come Goldoni circa di fronte all’attuale via Mazzini.

Dopo il 1849 detta baracca venne usata come deposito dal corpo dei pompieri della città. La nuova chiesa è la più grande di Trieste: misura metri 92 di lunghezza ed è larga 28. La medaglia di bronzo dal diametro di mm 56 ha la scritta Heuberger sotto la base della chiesa; probabilmente si tratta dell’autore.
Fu coniata nel 1828, anno della posa della prima pietra.